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14/06/2016 - Lo stile di un ministro, il degrado della democrazia

tratto da unsognoitaliano.it

A proposito del finanziamento governativo

al progetto “Città della salute” a Torino

Lo stile di un ministro,

il degrado della democrazia

di Salvatore Sfrecola

 

Non c’è dubbio che il Ministro Boschi abbia ragione: se l’amministrazione comunale di Torino rinuncerà ad un progetto finanziato in parte dal governo, quello che va sotto il nome di “La città della salute”, perderà quei fondi. Se, invece, la dichiarazione del ministro è quella riportata da Il fatto quotidiano, “se vince l’Appendino, Torino perde 250 milioni stanziati dal governo per il Parco della Salute. Di questo mi preoccuperei”, vuol dire che la Boschi è entrata a gamba tesa in una fase delicata delle elezioni a Torino, quella del ballottaggio, per danneggiare il candidato del Movimento5Stelle che avrebbe manifestato l’intenzione di cambiare programma per motivi vari, in particolare evitando il concorso di finanziamenti privati. Un assist a Fassino che, in quei termini, il ministro non si sarebbe dovuta permettere.

Sotto questo profilo il suo intervento a Sky è di una scorrettezza gravissima, inaudita, assolutamente incompatibile con il ruolo di rappresentante del governo della Repubblica. In qualunque paese occidentale non sarebbe tollerabile una simile interferenza e il ministro sarebbe stato invitato a dimettersi immediatamente. In qualunque democrazia occidentale, non in Italia, dove la questione sarà certamente archiviata con la scusa che la giovane, chiamata da Renzi a svolgere funzioni di governo, certamente superiori alle sue capacità professionali e politiche, non ha esperienza. Pertanto rimarrà sicuramente al suo posto, così contribuendo al degrado ulteriore della nostra vita politica.

Cosa ci si poteva aspettare da un ministro che difende ad ogni piè sospinto una riforma costituzionale approvata da una maggioranza, tra l’altro molto limitata, in un Parlamento i cui componenti sono stati eletti sulla base di una legge annullata dalla Corte costituzionale che, con la sentenza n. 1 del 2014, ha ritenuto, tra l’altro, che il difetto fosse proprio in quel premio di maggioranza che ha consentito al Governo Renzi di esistere? Un dato non formale, al quale nel dibattito sul referendum sento molti indifferenti, a riprova della scarsa sensibilità istituzionale diffusa in vari strati della popolazione. Senza considerare che le regole della democrazia sono fondamentali e la loro violazione, specie se reiterata, mina alla base la convivenza di un popolo. Ed è evidente che se a violare le regole della democrazia è il governo dello Stato vuol dire che il degrado del costume politico ha raggiunto un livello assolutamente intollerabile.

13 giugno 2016

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